Zerb, tutta la qualità del producer brasiliano raccontata nella nostra intervista

Sono ormai diversi anni che, su EDM Lab, abbiamo il piacere di raccontarvi e di farvi ascoltare la musica di Zerb. Lui è certamente uno dei pilastri musicali della nuova scena Dance proveniente dal Brasile che nel giro di poco tempo si è aggiudicato un posto nell’olimpo dei grandi dj/producer.

Anche nelle scorse settimane, di sicuro, l’avrete ascoltato nel nostro Best of Today #Release con una delle sue ultime release. Zerb non ha bisogno di ulteriori presentazioni, ma volevamo conoscerlo meglio e riportarvi qui l’artista di qualità che abbiamo scoperto. Lo abbiamo incontrato qualche settimana fa per conoscerlo meglio e parlare delle sue hit vecchie e future.

Ecco la nostra intervista a Zerb.


Puoi raccontarci la tua storia prima del tuo primo grande successo musicale?

È stato un percorso molto lungo. Ho iniziato a produrre musica quando avevo 14 anni, ero solo un ragazzo di San Paolo ossessionato dalla musica. Non ho frequentato una scuola di musica o cose del genere: mi chiudevo semplicemente nella mia cameretta e imparavo tutto da solo. Pubblicavo i miei brani su YouTube e SoundCloud, suonavo ai piccoli party in giro per il Brasile e, allo stesso tempo, studiavo marketing all’università. Per anni è stato solo tanto lavoro e tanta costanza. Suonavo nei festival qui in Brasile e costruivo il mio percorso passo dopo passo. Ho sempre creduto che prima o poi sarebbe arrivato qualcosa di grande, anche se non avevo idea di quale forma avrebbe preso.


Il tuo brano “Mwaki” ha completamente cambiato la tua carriera. Hai capito subito che stava diventando qualcosa di enorme?

Assolutamente no. Quando lo abbiamo pubblicato, ha iniziato a crescere, ma molto lentamente. Poi un giorno mi sono svegliato e i numeri erano… completamente diversi. Era come se qualcosa fosse cambiato da un giorno all’altro. Ricordo di aver pensato: “Aspetta… cosa sta succedendo?”. Si è diffuso ovunque ad una velocità incredibile e io non riuscivo nemmeno a realizzare quello che stava accadendo.


Prima del successo globale, qual è stata la parte più difficile del tuo percorso come producer brasiliano?

Sicuramente la distanza. Essere in Brasile e cercare di emergere a livello internazionale non è semplice, perché sei lontano da tutto. L’industria musicale è ancora fortemente concentrata negli Stati Uniti e in Europa, quindi devi lavorare il doppio solo per riuscire a entrare nel giro. Ci sono stati tanti momenti in cui pubblicavo musica di cui ero davvero orgoglioso, ma semplicemente non riusciva a raggiungere il pubblico internazionale. È frustrante. Guardandomi indietro, però, ogni uscita mi ha insegnato qualcosa. Senza tutto quel percorso non avrei mai realizzato “Mwaki”.


Ascolta l’ultimo singolo di Zerb nel Best of Today #Release


Come musicista, preferisci produrre un brano da zero, rielaborare dei sample dando loro una nuova vita oppure collaborare con altri producer?

Onestamente amo tutte queste cose, ma per motivi diversi. Partire da zero è il momento in cui nasce la magia: hai una tela completamente bianca e tutto è possibile. Però “Mwaki” mi ha insegnato qualcosa di incredibile anche sull’utilizzo dei sample. Trovare quella voce, nella tonalità giusta e con il BPM perfetto, è stato come se l’universo mi avesse consegnato qualcosa di speciale. E poi ci sono le collaborazioni, che portano un’energia impossibile da creare da soli. Quando sono in studio con qualcuno e nasce il giusto feeling, le idee arrivano da un posto completamente diverso. Ogni processo creativo ti regala qualcosa di unico.


Negli ultimi anni il Brasile sta lanciando sempre più artisti elettronici di successo. Perché, secondo te, la scena brasiliana sta crescendo così rapidamente a livello internazionale?

Credo che il talento ci sia sempre stato, quello non è mai mancato. Quello che è cambiato è l’accesso. Lo streaming ha praticamente eliminato le distanze geografiche. Oggi un ragazzo di San Paolo può creare un brano nella sua cameretta e il giorno dopo ritrovarlo in una playlist in Italia. Inoltre i brasiliani hanno la musica nel sangue: nella nostra cultura c’è qualcosa che ci fa vivere il ritmo in modo diverso. E poi la nuova generazione non aspetta più il permesso di nessuno. Si mette semplicemente in gioco. È davvero entusiasmante vedere tutto questo.


Il successo di “Mwaki” ha messo pressione al tuo processo creativo per i brani successivi?

Al cento per cento. È inevitabile. Crei qualcosa che riesce a connettersi con milioni di persone e poi ti ritrovi di nuovo davanti al computer pensando: “Ok… e adesso?”. Ho attraversato momenti di vero dubbio. Ma a un certo punto ho capito che cercare di replicare “Mwaki” sarebbe stata la cosa peggiore che potessi fare. Quel brano è nato perché stavo semplicemente creando qualcosa che amavo, senza aspettative. Così ho cercato di ritrovare quella stessa sensazione: fare musica che emozionasse prima di tutto me, fidandomi del fatto che, se è sincera, le persone la percepiranno.


Quali artisti o generi musicali hanno influenzato maggiormente la tua evoluzione negli ultimi anni?

L’Afro House mi ha aperto le orecchie verso qualcosa di completamente nuovo: quella sensazione di una musica che riesce a essere antica e futuristica allo stesso tempo. Artisti come Diplo mi hanno dimostrato che non è necessario scegliere tra underground e mainstream: se la musica è abbastanza forte, puoi avere entrambe le cose. Inoltre, lavorare con The Chainsmokers, Coldplay e Wiz Khalifa mi ha portato in direzioni che non avrei mai immaginato. Da ogni persona con cui collabori assorbi sempre qualcosa.


Parlando della tua ultima collaborazione con Rita Ora, come ti senti? È un altro incredibile passo avanti nella tua carriera.

Rita ha un’energia davvero incredibile. Dal momento in cui abbiamo iniziato a lavorare insieme è scattato subito qualcosa. Ha portato nel brano un contributo che da solo non avrei mai immaginato. Ogni collaborazione mi insegna qualcosa di nuovo, sia sulla musica che su me stesso come producer. Anche questa non ha fatto eccezione. Sono davvero orgoglioso di quello che abbiamo creato insieme e non vedo l’ora che il pubblico possa ascoltarlo.


C’è un artista con cui sogni particolarmente di collaborare in futuro?

Ci sono alcuni nomi che tengo per me, ma ho imparato che è meglio non dirli troppo presto. Posso però dire una cosa: se un anno fa mi avessero detto che avrei già lavorato con le persone con cui ho collaborato oggi, probabilmente non ci avrei creduto. Per questo preferisco rimanere aperto a tutto. La vita ha un modo tutto suo di sorprenderti quando meno te lo aspetti. L’importante è continuare a creare la musica in cui credi, perché poi le porte giuste finiscono per aprirsi.


Un saluto ai lettori di EDM Lab!

Ciao a tutti! Grazie di cuore per il supporto che mi arriva dall’Italia. Continuate a ballare, continuate ad ascoltare musica e spero davvero di vedervi tutti molto presto.

Si ringraziano per l’intervista: Mavil & Mayasound.

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